"Ciò che caretterizza l'homo non è tanto che sia faber, fabbricante di strumenti, e sapiens, razionale e "realista", ma che sia demens, produttore di fantasmi, miti, ideologie, magie." 
                                                           Edgar Morin

giovedì 22 maggio 2008

LA POLITICA DEGLI DEI


In questi giorni è nelle sale cinematografiche italiane il film di Sorrentino "Il divo" dedicato alla figura di Giulio Andreotti.
Non ho ancora visto il film, ma il titolo è sicuramente inopportuno e attribuito secondo una concezione passatista del concetto di divo. Andreotti è un uomo dall'aspetto fisico poco divino, il suo capitale culturale è sicuramente di grande spessore e il suo "saper fare" altamente sviluppato.
Se si potesse individuare un neodivo tra i politici contemporanei, dovremmo dire forzosamente Silvio Berlusconi. Berlusconi si è sempre spacciato come un uomo del popolo, lontano dai solotti buoni, alieno all'intelighenzia e soprattutto figlio di una famiglia che non faceva parte della classe dirigente o imprenditoriale italiana. Il Cav ha giocato, fin dalla sua discesa in campo, sulla sua normalità. Ha inoltre la caratteristica di puntare molto sul suo corpo. Non fa mistero di utilizzare maquillage, di essere ricorso ad interventi di chirurgia estetica. Utilizza scarpe con il tacco, cura i suoi capelli come fossero i giardini del re.
E poi si produce in spettacoli che gettano nel delirio i suoi fan. Come un novello Corona è costretto a concedersi ai suoi fan che lo reclamano sotto Palazzo Grazioli, ma al posto delle mutande lancia baci e sorrisi smaglianti.
Berlusconi è l'unico divo della politica italiana.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

sei il solito pirla
il film si chiama "il divo" perché cosi veniva chiamao giulio andreotti, rifacendosi alla denominazione latina di giulio cersare: il divo giulio

Quanto mi piace "capotarti" i post, sono un lettore severo e un amico rompi coglioni, dovresti saperlo
con affetto
Federico

Anonimo ha detto...

E' vero. L'unico divo della politica è Berlusconi. Solo lui ha dei fan che lo venerano come si venera una rock star o un Costantino. Berlusconi sa bene come, lavorando sull'immagine e sfruttando la tv, si possa raggiungere quell'obiettivo. Ma la questione è un'altra: è giusto che nella politica ci siano dei divi? Non si rischia, in questo modo, di perdere obiettività e buon senso? Già ci sono tanti cretini che venerano tronisti e altri soggetti insignificanti, era indispensabile raggiungere questo risultato anche in politica? Voglio dire: chi se ne frega alla fine se a Buona Domenica c'è il marcio che più marcio non si può (cambio canale), ma se permettete, la politica è un'altra cosa. Però poi penso che un Paese ipocrita e superficiale come il nostro ha il suo giusto rappresentante al Governo. E allora mi arrendo.

Unknown ha detto...

io preferisco totti

vincenzo