"Ciò che caretterizza l'homo non è tanto che sia faber, fabbricante di strumenti, e sapiens, razionale e "realista", ma che sia demens, produttore di fantasmi, miti, ideologie, magie." 
                                                           Edgar Morin

martedì 3 giugno 2008

Con Lucignolo nel Paese dei balocchi

Lucignolo è tornato. Non c'è bisogno di spiegare di cosa sto parlando a meno che non siate persone venute dallo spazio interstellare.


Vorrei riportare una dichiarazione fondamentale rilasciata da uno degli autori del programma, Claudio Brachino: "Non facciamo sociologia, riprendiamo i giovani semplicemente come sono".
Questa affermazione spiega come dietro un programma che in molti considerano la spazzatura della televisione italiana, ci sia invece una sottile comprensione della realtà sociospettacolare e e delle dinamiche giovanili. I mezzi si neutralizzano in favore di un messaggio sempre identico: il pubblico. L'unico contenuto che i pubblici giovanili sono disposti a fruire sono loro stessi, e gli autori di Lucignolo sembrano averlo capito bene. Certo, ci si potrebbe interrogare sulle ragioni che generano questo successo, ma il blog è utile proprio per discuterne.
Quello che è si può notare con facilità è che le nuove generazioni vedendosi nello schermo televisivo o nelle pagine di un libro riescono a riconoscersi, a percepire la propria presenza come non mediata. Hanno oramai introiettato la complessità multidimensionale della propria esistenza e non ripropongono l'abusata distinzione tra realtà e finzione, tra realtà e spettacolo, tra realtà e virtualità. Hanno compreso che la loro vita è meditizzata e vivono senza spasmi la complessità in cui sono immersi.

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